La crisi di Progetto

C’era una volta Progetto.
Progetto era alto, moro e con la barba. Progetto camminava per le strade e tutti si chiedevano chi fosse, da dove venisse e quanti anni avesse. Lo guardavano tutti e quando tornava a casa trovava sempre qualcuno che gli sorridesse. Progetto non era mai da solo, aveva sempre tre amici che lo seguivano, che lo aiutavano a crescere, a osservare il mondo, a farsi domande e darsi qualche risposta. Progetto si svegliava sempre molto presto, ma non per questo non conosceva e amava le stelle. Progetto sapeva far ridere e sapeva commuovere, aveva una passione segreta per gli scioglilingua e anche se ogni tanto balbettava, nessuno se ne accorgeva e tutti dicevano che era davvero bello. E bravo…

Un giorno di giugno, mentre il sole splendeva e una donna cadeva da un gradino, arrivò Crisi. Si parò davanti a Progetto e gli chiese: “keekredeediesseretoo?”. Progetto sgranò gli occhi, si voltò a guardare i suoi tre fedeli amici e chiese loro una traduzione.

I tre si guardarono intorno, consultarono anche Wikipedia, ma niente. Nessuno trovò una risposta. Rimasero tutti e quattro fermi davanti a Crisi senza saper cosa dire e quella, che non aveva un bel carattere, sghignazzò e urlò volando via: “mòlecoseseekompleecano!”.

Progetto restò immobile e si guardò i piedi, uno dei tre amici si accese una sigaretta e gli altri due presero a far congetture e ipotesi che non portavano a nulla.

I giorni passarono e per Progetto e i suoi amici le cose presero una strana piega.

Nel giro di due mesi accaddero fatti inspiegabili.
Progetto perse i capelli e la barba, anche la pelle gli cambiò di colore e da verde e bianca che era prese sfumature verdastre. I suoi tre amici dimenticarono tutto all’improvviso. Persero la memoria e smisero quindi di essere amici e di aiutare Progetto. Ma non solo…

Una mattina di settembre Progetto diventò piccolo piccolo. Prima si trasformò in nano, poi in lucertola e infine… in formica. Crisi aveva lanciato il suo incantesimo e stava funzionando.

Diventato formica, Progetto, cercò subito delle briciole, perchè si sa, le formiche hanno sempre fame di briciole e le cercano ovunque.
Ma Progetto, che era stato alto, bello e moro, sapeva confrontarsi ogni volta con una diversa prospettiva del mondo. E fu così che iniziò non solo a trovarne tantissime di briciole ma diventò bravissimo a intuire dove fossero prima di tutte le altre formiche della zona.
Il resto della sua vita lo trascorse così, a trovare briciole prima di altri, a insegnare ad altre formiche come intuire i luoghi in cui le briciole si trovavano a milioni. Vinse persino un premio per il suo talento.
In punto di morte, centodue anni dopo, le sue ultime parole furono: “Non abbiate paura di finire nelle trame di una crisi, delle volte, inventarsi una maniera di vivere in maniera diversa e inaspettata, può essere sorprendente.”

 

Un commento su “La crisi di Progetto”

  1. Complimenti e grazie. Per quello che scrivi. Per “La stanza dello scirocco”, scoperta tardi ma in cui adesso mi accomodo con piacere.

    Da cuore a cuore, come dicono gli orientali, un dono. Semplice e sentito. Ciao.

    L’idea è quella di prendere spunto da canzoni (o singoli versi) per “riambientarle” in racconti, fornire loro una nuova storia. Il secondo esperimento è con “Ovunque proteggi” di Vinicio Caposela. Buona lettura.

    Girarsi su di un lato con disinvoltura, naturalezza e perfetto tempismo. Il gesto giusto al momento giusto. A loro insaputa, entrambi erano ormai diventati “specialisti” in materia.
    Routine matrimoniale, difficoltà comunicativa, chiusura emotiva? Sterili definizioni. Tutto questo certo, ma soprattutto dell’altro: quell’altro che si annida nella zona neutra del non detto. Quell’altro che avvertivano, prima di tutto, sulla propria pelle.
    Lui o lei in questa storia sono intercambiabili, perché entrambi sapevano di sapere ma non riuscivano a condividerla, la loro consapevolezza. E allora ci pensò la grande nevicata.
    Lui o lei non ha importanza, fatto sta che quella sera gli scuri della finestra restarono aperti sui fiocchi che scendevano fitti e regolari. Insieme ai fiocchi la luce e il silenzio – quella luce e quel silenzio che solo una nevicata riesce a creare in un tempo sospeso – fecero il resto.
    Le mani ritornarono carezzevoli, i gesti a proporsi naturali. Lui o lei non ha importanza. Dal riproduttore stereo Ipod, dono di Natale, una mano consapevole e sicura selezionò e diffuse:

    Ma ancora proteggi la grazia del mio cuore,
    adesso e per quando tornerà il tempo…
    Il tempo per partire,
    il tempo di restare,
    il tempo di lasciare,
    il tempo di abbracciare.
    In ricchezza e in fortuna,
    in pena e in povertà,
    nella gioia e nel clamore,
    nel lutto e nel dolore,
    nel freddo e nel sole,
    nel sonno e nell’amore.
    Ovunque proteggi la grazia del mio cuore.
    Ovunque proteggi la grazia del tuo cuore

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