Parlami!

Un personaggio capriccioso ha voglia di farsi gli affari suoi. Tampinarlo non serve.
“Parlami!” gli chiedo, ma niente, scena muta. Sono mesi che lo interrogo, lo minaccio, lo studio, lo pedino. Ma non riesco a cavarne nulla.
Quando hai a che fare con un osso duro che non parla neppure sotto tortura è un grande disagio. Provi a compiacerlo, ad essere gentile, a offrirgli un buon caffè per favorire lo scioglimento della lingua ma quello che ne ricavi è sempre qualche stiracchiata risposta. Sono della scuola per cui se un personaggio non parla è perché non è pronto. Come i bambini. Inutile insistere. Parlano quando è tempo e se ne escono con cose tipo “la macchina è blu” mentre si stanno per addormentare. E tu lo devi accettare. Perché anche se credi di essere l’autore e di godere di un certo vantaggio intellettuale, non è così. Devi star lì, far finta di fare altro e non dare l’idea che la trama stia soffrendo per colpa sua. Conviene prendere le misure dell’ultima riga e spolverare qualche dettaglio fischiettando. L’indifferenza, dicono, è la virtù dei forti O degli autori. O dei personaggi.

 

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