Stanza anonima

Chiunque dovrebbe avere una stanza privata, arredata come crede ma obbligatoriamente insonorizzata.
Potrebbe entrarci ogni volta che occorre e farci quello che preferisce mentre il tempo scorre.
Il dettaglio dell’insonorizzazione avrebbe una precisa funzione: piuttosto che riversare nel mondo il proprio stato di frustrazione la stanza verrebbe adottata come camera di decompressione, un luogo studiato e inventato per gridare senza ritegno contro chiunque o se stessi, spingendo pesante sullo sdegno.
Ci sarebbe un megafono, un finto telefono, un mixer ed un microfono e la stanza però non avrebbe un citofono.
Nell’anonimato più assoluto, è questo il dettaglio astuto, ognuno potrebbe finalmente viversi come dissoluto.
Dopo le grida e i paroloni volati si noterebbero le percentuali al rialzo relative alle schiere dei rilassati.
In famiglia, al lavoro, in amore e con gli amici non intendo pensare ad un mondo che rinnega il bisogno di aver nemici, però senza dubbio, la stanza dell’anonimato farebbe crollare il numero degli stronzi frustrati infelici.

Tratto da “A baciarsi restan le rime”
http://www.mondadoristore.it/baciarsi-restan-rime-Vol1-Eleonora-Mazzola/eai978889258954/

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