L’amata – capitolo 1 – I Love Parquet

Eccola che arriva, a piedi scalzi, correndo, i suoi piedi li conosco a memoria, rosa, morbidi e piccoli, in costante crescita. E’ una piccola umana, la mia amata.

Io c’ero la prima volta che ha provato a mettersi in piedi tenendosi a Klaus. Avevo scommesso con il divano Klaus che il 23 dicembre alle 19.34, la piccola umana si sarebbe tirata su con le braccia e appoggiandosi a lui avrebbe mosso i primi passi su di me. Scommessa vinta, Klaus ancora ci sta male per non essere più il preferito della piccola. Ma d’altronde la vita è evoluzione, cambiamento, capacità di destreggiarsi con eventi che non ci aspettiamo ma che accadono.

Io, listone di parquet, di cambiamenti ne conosco tanti, Klaus meno, me ne rendo conto, perché insieme a suo fratello Pouf, sono stati adottati e della loro famiglia non si sa molto. Ma io invece… ho una lunga storia e per quanto sembri impossibile, me la ricordo tutta. Gli umani sono convinti che solo l’acqua abbia memoria, non sanno che invece anche il legno conserva nelle sue vene ogni istante che ha vissuto. Appartengo alla dinastia conosciuta del Rovere di Slavonia. Siamo stati usati in tutti i settori dagli umani. Da quello navale alle costruzioni che li accolgono, ma più indietro nella storia siamo stati carri e carretti, e poi mobili, decorazioni, e poi ancora pali immersi in acqua, barche per pescare, doghe delle botti che hanno contenuto vino ma anche whisky e sherry, traversine ferroviarie e come me listoni da pavimento. Di famiglia abbiamo un buon carattere, ci lavorano con facilità, ci lasciamo tinteggiare, verniciare, trasformare senza problemi. Per noi il cambiamento è meravigliosa opportunità di conoscenza. Ho memoria di tutto, dicevo, e questo mi fa compagnia perché nonostante io ora viva in una casa, ricordo il vento, il sole, le foglie, l’umido dell’erba, l’odore delle mattine con le nuvole, il profumo della primavera, la gentilezza della neve, la voce di chi è stato piantato dopo di me. Ogni istante in cui ho vissuto è stato vero, autentico, anche se imperfetto ma ci tengo a questa imperfezione, è parte di me.

E ora sono qui con la piccola umana, la mia amata che ha tre anni e mezzo e stamattina è felice perché si è messa in punta di piedi, con me che la sostenevo con tanta paura perché ho sempre paura che cada da un momento all’altro e non riesco a non piangere anch’io se la sento piangere, non vi dico cosa sono stati i primi giorni in cui è entrata in questa casa, temevo di trasformarmi in un fiume, ma poco fa ha guardato fuori dalla finestra e ha visto un uccellino sul davanzale. Poi è corsa via da sua madre a raccontarlo e ora continua a fare avanti e indietro dalla cucina alla sala, dove sto io, cantando stonata una canzone. Ride, canta stonata, corre in continuazione, saltella. E’ così la mia amata, imperfetta ma unica.

Ora si sta lanciando su Klaus, prende la rincorsa e si tuffa tra i cuscini morbidi. Lui sogghigna e a bassa voce mi dice “Vedi? con te queste cose non le può fare” e i mobili accanto a lui ridacchiano, specie il tavolino che è chiaramente di una famiglia diversa dalla mia perché non perde mai occasione di essere così fastidioso con quella risatina acuta.

Rispondo a tutti citando una frase, che ho avuto la fortuna di leggere perchè un giorno la madre della piccola ha lasciato un libro per terra e ne ho approfittato: “Fate come l’albero, che cambia le foglie e con-serva le radici. Cambiate le vostre idee e conservate i princìpi”.

Mi guardano peggio di prima e scoppiano a ridere ancora più rumo-rosamente, ma non fa niente, ora la piccola si è appena sdraiata su di me. La mia amata si rotola come se fossi un prato d’erba e io sento il suo profumo dolce e solo le sue risate che arrivano fino al cielo e coprono ogni cosa. Non c’è un listone di parquet più fortunato di me, penso mentre corre via di nuovo.

© Eleonora Mazzola

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