L'Amata

L’amata. Capitolo 3.

Klaus stamattina non la smette di lamentarsi. Il divano di pelle meno simpatico della storia ultimamente utilizza un tono aggressivo con tutti. Siamo preoccupati per lui perché nessuno ritiene che sia particolarmente simpatico ma neppure così inavvicinabile. Miss Want sostiene che sia l’età e ricorda che quando abitava a Londra anche un altro divano aveva assunto questo atteggiamento per poi sfondarsi una notte di luna piena e diventare inutilizzabile per sempre.
Tavolino al contrario sostiene che non ci sia niente da fare, che ciascuno ha il suo carattere e che essendo parte di una composizione di arredi dovremmo sforzarci di essere tutti più gentili con chi ha delle difficoltà. Senti chi parla, Tavolino è il primo che se può dare fastidio lo fa!
E infine Pouf il fratello di Klaus che non fa altro che piagnucolare perchè la madre della mia amata l’ha confinato sotto il tavolo del salotto che tace perchè è in letargo da tempo.
Dopo aver maledetto l’inventore degli umani Klaus mi ha chiesto se appartenere alla dinastia del Rovere di Slavonia concede il privilegio di accettare di essere sporchi e maltrattati.
La mia amata è seduta sopra di lui con le gambe nude incrociate e sta disegnando con i suoi pennarelli nuovi. Non vedo il disegno ma intuisco dal nervosismo di Klaus che il rischio di essere sporcato è davvero alto.
“Klaus perchè devi essere così scortese con me, che cosa ti ho fatto?”
“Nulla caro Listone, ma non capisco perchè tu ti offenda. E’ un dato di fatto, i piedi in testa in fondo te li mettono tutti no?”
Il fratello Pouf ride da sotto il tavolo.
“Stai esagerando Klaus, ti consiglio di chiedermi scusa e di riflettere su ciò che hai appena detto”.
“Oh sentitelo il saggio del salotto… si sta per offendere forse?”
A quel punto ho perso la pazienza.
“Klaus ascolta bene. Io sono grato di appartenere ad una dinastia così importante. Quello che tu non potrai mai comprendere è che la nostra non è predisposizione allo sporco o alla manipolazione senza scopo ma piuttosto una capacità innata di vivere e realizzarsi attraverso il rischio”.
“Oh certo, il Listone si sente migliore di noi perchè ha una lunga storia non è vero?”
D’un tratto tutti sono rimasti in silenzio. Persino la mia amata che sono certo non possa ascoltare i nostri discorsi si è interrotta dal disegnare.
Ho ripreso a parlare e ho sentito la forza delle mie radici dettarmi le parole: “Posso sopportare la polvere che si appoggia e fa lunghe feste chiassose, i pennarelli di cento bambini felici, i tacchi degli umani che picchiettano senza sosta, le strisciate delle scarpe di gomma o le briciole che cadono come pioggia artificiale ma che nessuno provi a confondere la mia passività data dalla mia forma con qualcosa di simile all’arrendevolezza. Nessuno osi parlare della mia dinastia infangandola con accuse sciocche e prive di senso. Noi siamo obbedienti al rischio di vivere caro Klaus, e vivere comporta una quota di cose strane o folli con cui fare i conti mio caro divano ossessivo”.
La mia amata ha iniziato ad applaudire, nel suo mondo qualcosa deve averla resa allegra, ma nel mio sono rimasti tutti in silenzio e Klaus non ha più aperto bocca.
Nella mia natura obbedire al rischio è un vanto, non una condanna. E’ qualcosa di cui fare tesoro. E delle volte il rischio è quello di dire la propria verità, senza vergognarsi. Perchè c’è qualcosa che solo il rischio può insegnare: il coraggio di inventarsi.
E ora ecco che la mia amata è su di me che sta continuando a disegnare, ora posso sbirciare il disegno, è una giraffa magica circondata da stelle e pianeti. L’altezza che non ho me la regala la più piccola umana che conosca e penso che non mi resti altro da fare che ringraziarla e amarla in silenzio.

Pubblicato sulla rivista I Love Parquet – agosto 2018 – © Eleonora Mazzola

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